
STEYR Modello 12
Scheda di Pat - arma fotografata della sua collezione privata.
Orribile.
È la prima cosa che ho pensato quando ho visto quest’arma in fotografia. È
tutta sbagliata: il gruppo canna-carrello sembra troppo stretto ed allungato in
avanti, l’impugnatura è tozza e con un angolo quasi retto, e poi ci sono
quelle due “corna” sul carrello, giusto per dimostrare che gli indici di
impigliamento non si sa neppure cosa siano… Impugnarla è ancora peggio:
sembra di tenere in mano una squadra da disegno, per di più con un manico
decisamente spesso e quadrato (ovviamente, per le nostre mani, abituate alle
moderne impugnature ergonomiche). In sostanza, si vede chiaramente che siamo
agli albori delle semiautomatiche, quando, partendo da un’idea del tutto
innovativa, si andava alla ricerca di soluzioni nuove. Non a caso, questa
pistola somiglia molto, nelle linee, alla Colt 1902, che però risulta comunque
più slanciata ed è di nove anni prima! Questa Steyr esce, infatti, sul mercato
civile nel 1911, un anno che per qualsiasi appassionato di armi ha un solo
significato: la data di nascita della Government Model. Ma l’arma austriaca
appartiene alla prima generazione di semiautomatiche, mentre quella americana si
colloca senza dubbio nella seconda e rappresenta un progetto che, con qualche
modifica tutto sommato minoritaria, resta valido anche oggi.
Perché
allora occuparci di questa Steyr? Per il suo ruolo storico? Anche, ma non solo.
Sotto una carrozzeria decisamente datata batte un cuore geniale ed
avveniristico, quasi fantascientifico per i tempi ed ampiamente imitato in
seguito: un sistema di chiusura stabile a canna rotante. Un progetto notevole,
che avrebbe meritato un’accoglienza migliore di quella che ebbe. Vediamo come
funziona. La base di tutto è la canna, che presenta internamente quattro righe
destrorse ed esternamente due risalti superiori di chiusura, uno inferiore di
arresto ed uno, sempre inferiore, elicoidale, che determina la rotazione. Subito
dopo lo sparo, il proiettile, avanzando lungo la canna, tende per effetto della
rigatura a farla ruotare verso destra ed a serrare la chiusura. Canna e carrello
rinculano insieme, tenuti uniti dai due risalti superiori. Durante questo
arretramento, però, il risalto elicoidale, grazie al contrasto con una
specifica scanalatura realizzata nel castello, provoca una rotazione della canna
di 60° verso sinistra, fino a determinare lo sgancio dei denti superiori e la
liberazione del carrello, che a questo punto prosegue da solo il proprio
movimento, completando l’automatismo, mentre la canna si ferma grazie al dente
di arresto. Dopo lo sparo dell’ultimo colpo, l’arma si blocca in apertura.
Si tratta di una soluzione brillante, che assicura uno dei sistemi di chiusura
più validi mai realizzati, ottenuto attraverso una fabbricazione tecnologica
complessa e costosa, ma eseguita sempre con un altissimo livello qualitativo. Ne
è derivata un’arma potente e caratterizzata da livelli di robustezza,
sicurezza e precisione definiti eccellenti. La pistola è stata ampiamente
utilizzata nel mondo fino alla seconda metà del XX secolo e, probabilmente, in
alcune aree geografiche è ancora in mano a proprietari ben diversi dai
collezionisti.
Il
caricatore è alloggiato nell’impugnatura, ma non è estraibile (un altro
elemento che evidenzia come, in questo progetto, idee assolutamente nuove
convivano accanto ad altre che cominciavano ad essere superate già alla nascita
dell’arma). Il caricamento avviene inserendo una cartuccia dopo l’altra
oppure mediante speciali lastrine da otto colpi. Un’immagine di queste
lastrine, unitamente ad una foto della particolare fondina destinata ad
accogliere la pistola, si trova qui.
Quando viene arretrato completamente, l’otturatore si blocca in apertura; a
questo punto è possibile inserire la lastrina nell’apposita fenditura
realizzata in quella anteriore delle due “corna” che caratterizzano il
profilo dell’arma. Le cartucce, che si vengono così a trovare allineate con
l’apertura di caricamento, possono essere spinte nel caricatore. Sfilando la
lastrina l’otturatore si richiude, spingendo contemporaneamente in canna il
primo colpo. Si tratta di un sistema tutto sommato efficace, ma inferiore alla
soluzione rappresentata dal caricatore estraibile, già presente su altre armi
coeve.
Per
scaricare l’arma, occorre arretrare completamente il carrello e bloccarlo in
apertura con la leva della sicura e poi agire sul tasto zigrinato situato in
corrispondenza del margine superiore della guancetta destra. Ciò determina la
liberazione delle cartucce, che vengono spinte violentemente fuori dalla pistola
dalla stessa molla dell’elevatore.
Il
cane esterno venne considerato una caratteristica distintiva dell’arma, tanto
da farle meritare negli anni della prima guerra mondiale il nome di “Steyr-Hahn”,
cioè “Steyr con cane”, distinguendola dalla precedente Roth-Steyr, che ne
era priva. Grazie al cane esterno, il maneggio dell’arma risulta semplificato
ed esiste la possibilità di ribattere il colpo in caso di mancata accensione
dell’innesco.
La
Steyr modello 12 è camerata per una cartuccia specifica, la 9 mm Steyr,
sviluppata parallelamente all’arma ed in funzione di essa. Si tratta di una
munizione con caratteristiche vicine alla 9 Parabellum (dalla quale differisce
per il fatto di avere un bossolo lungo circa 23 mm) e che si inserisce nel
fiorire dei calibro 9 verificatosi in Europa in quegli anni (gli stessi in cui
in America si impone invece il .45) e che portò alla realizzazione, ad esempio,
anche della 9 mm Bergmann-Bayard. Si tratta di un gruppo di cartucce
all’incirca sovrapponibili per quanto riguarda le caratteristiche balistiche e
la 9 Parabellum deve il suo successo finale soprattutto alle minori dimensioni,
che – a parità di risultati – consentivano un notevole risparmio non solo
economico, ma anche e soprattutto di ingombri, con notevoli vantaggi dal punto
di vista logistico per quanto riguarda il trasporto di grandi quantitativi di
rifornimento o il numero di colpi che ogni singolo soldato poteva portare con sé.
La mancata diffusione della sua cartuccia fu uno dei motivi che limitarono il
successo della pistola e portarono alla cessazione della sua produzione.
La
pistola è stata interamente progettata, brevettata e costruita nella Österreichesche
Waffenfabrik di Steyr, in Austria. La progettazione inizia nel 1910, ma l’arma
viene inizialmente presentata sul mercato civile come “modello 1911” (M11)
ed assume la denominazione definitiva di “modello 1912” (M12) quando è
adottata nello stesso anno dall’esercito imperiale austriaco, con il nome di
“1912 Selbstladepistole Steyr” (cioè Pistola automatica Steyr 1912).
Sui
primi modelli ad uso civile si trova il marchio del banco di prova ufficiale per
le armi commerciali, la corona imperiale, ma a partire dall’adozione da parte
dell’esercito questa viene sostituita dai marchi militari, rappresentati dalla
sigla Wn (Wien) seguita da un’aquila bicipite e dalle due lettere iniziali
dell’ispettore dell’accettazione. Anche la matricolazione cambia. Quella dei
modelli commerciali è continua a partire dal n° 1, mentre quella delle armi
militari è formata da quattro cifre seguite da una lettera. Inoltre, sempre
sulle pistole dell’esercito, sul lato sinistro del carrello si trova il nome
STEYR seguito dall’anno di fabbricazione. La produzione per il mercato civile
fu abbastanza scarsa, mentre quella delle armi militari fu elevatissima, terminò
nel 1919 con numeri di matricola accompagnati dalla lettera “z” e giunse a
totalizzare circa 350.000 esemplari.
Oltre
che dall’esercito austro-ungarico, le Steyr sono state utilizzate
ufficialmente anche da altre forze armate, ed in particolare da:
|
Romania: |
fornitura
eseguita negli anni 1913/14; le armi portano stampigliata la corona rumena
sopra la dicitura “Md. 1912” |
|
Cile: |
prima
fornitura negli anni precedenti la prima guerra mondiale; sulle pistole si
trova la scritta “Ejercito de Chile”. Dopo la guerra, il Cile acquistò
molte altre pistole di questo tipo, già appartenute all’esercito
austriaco, che presentano quindi i marchi di entrambi i Paesi. |
|
Germania: |
in
seguito all’annessione dell’Austria del marzo del 1938, i tedeschi
vennero in possesso di numerosissime Steyr modello 12, che indicarono col
nome di “Pistola 12”. Molte di queste armi furono convertite dalla
Mauser in calibro 9 Parabellum mediante una complessa lavorazione della
camera di cartuccia e dell’otturatore. Queste armi recano sul carrello
la stampigliatura “08”. |
|
Italia: |
Già
nel 1918, durante la Grande Guerra, la Fiocchi aveva avviato la produzione
di cartucce in questo calibro per consentire l’impiego delle armi
catturate. Al termine del conflitto, l’Austria cedette all’Italia,
come riparazione dei danni di guerra, un numero considerevole di queste
pistole, che restarono in uso fino alla fine della seconda guerra
mondiale. |
E
passiamo ora a vedere qualche foto:
dato
che il lato destro l’abbiamo visto all’inizio, questo è il sinistro, con la
pistola bloccata in apertura

da
sinistra a destra, tacca di mira, estrattore, finestra di caricamento/espulsione
e mirino:

la
pistola nello smontaggio da campo: si notino la leva di scatto, la molla di recupero e il traversino di
chiusura, ma, soprattutto, la forma della canna con i risalti descritti nel
testo

da
sinistra a destra, il cane armato, l’espulsore/disconnettore, una cartuccia
nel caricatore, la rampa di alimentazione e – ai limiti della zona a fuoco –
la scanalatura che, agendo sul risalto elicoidale della canna, ne provoca la
rotazione

il
“quadro comandi”: grilletto, pulsante di scaricamento e sicura; sul carrello
è visibile la scritta STEYR e l’anno di produzione (1913)

ed
infine la particolare lavorazione del traversino di chiusura che consente il
montaggio/smontaggio dell’arma:

Per
concludere, qualche dato numerico:
|
Produttore: |
Steyr |
|
Paese
d’origine: |
Austria |
|
Denominazione
del modello: |
1912
(M12) |
|
Data
di nascita: |
1911 |
|
Anni
di fabbricazione: |
Dal
1911 al 1919 |
|
Munizione
impiegata: |
9
mm Steyr |
|
Numero
di colpi: |
8 |
|
Caricatore: |
Monofilare,
inamovibile nell’impugnatura, con speciali lastrine |
|
Sicure: |
Sicura manuale che blocca il cane e sicura automatica che impedisce lo sparo se l'otturatore non è chiuso |
|
Lunghezza
della canna: |
128
mm |
|
Rigatura: |
4
righe destrorse con passo di 200 mm |
|
Lunghezza
complessiva: |
216
mm |
|
Peso
(scarica): |
960
g |
Parecchio tempo fa, ho scaricato dalla rete alcuni schemi relativi a quest’arma. In particolare, si tratta delle istruzioni per lo smontaggio e dell’esploso. Le immagini derivano da un sito che non esiste più (o non riesco a ritrovare), mentre la traduzione dall’inglese dei testi originali è mia.