United Defense UD M.'42
 

 

Scheda di F. A. Mancuso, arma fotografata dal Museo delle Armi Moderne della Repubblica di San Marino

 

Solitamente queste note parlano in modo più o meno dettagliato di un’arma, inquadrandola nel contesto storico in cui fu realizzata, ma in questa occasione ho ritenuto opportuno dare qualche dettaglio in più sulla vita di chi ad essa ha dato, se non vita, almeno forma.

Carl Gustaf Swebilius nasce in Svezia, a Vingåker [1], il 19 Aprile 1879, e la sua famiglia, per gli standard dei nostri giorni, è abbastanza numerosa.
 

 

Il padre di Carl Gustaf, Carl (si, anche lui si chiama così), ha avuto dalla prima moglie cinque figli (tre femmine e due maschi, ovvero Carl Gustaf e suo fratello, che si chiama anche lui Carl, tanto per cambiare) e una quarta figlia dalla seconda moglie.

All’età di 17 anni Carl Gustaf emigra negli Stati Uniti d’America, forse a causa della profonda crisi in cui si era venuta a trovare l’agricoltura svedese a causa del crollo del prezzo del mais verificatosi sui mercati mondiali nel decennio precedente.

Dell’importanza dell’agricoltura nella città di origine di Swebilius ne abbiamo testimonianza da un brevetto relativo ad un aratro rilasciato ad un suo concittadino che nel 1901 resiede ancora in Svezia, e che si chiama anche lui Carl (ma non Gustaf) Swebilius. Poiché l’omonimia nei piccoli centri è abbastanza frequente, mi guardo bene dall’ipotizzare legami di parentela tra i due. [1a]

Carl Gustaf trova lavoro presso la Marlin Fire Arms Company, un'azienda a conduzione familiare, nella quale viene addetto alla foratura delle canne.

Dimostra del talento, e, come riconoscimento, nel corso tempo assumerà responsabilità via via maggiori.

Inizialmente si specializzerà nella costruzione di utensili (attività estremamente delicata, per motivi non solo tecnici, ma anche economici), quando scoppia la Grande Guerra è ingegnere progettista della Ditta (che dal 1915 è stata rilevata da un gruppo industriale ed ha mutato denominazione in Marlin-Rockwell Corporation), e come tale fornisce il suo contributo alla realizzazione di mitragliatrici, e di un dispositivo di sincronizzazione del tiro di queste col moto delle eliche degli aereoplani.

Al termine della Grande Guerra la Marlin-Rockwell Corporation cede la produzione armiera alla neonata Marlin Firearms Corporation, e con questa anche Swebilius, che nel frattempo è divenuto Ingegnere Capo e Progettista.

Fino all'inizio degli anni ’20 Swebilius sarà il principale progettista delle armi prodotte dalle varie Ditte “Marlin”: oltre alle già citate armi automatiche non bisogna dimenticare fucili a canna liscia, fucili a pompa in calibro 22, carabine a percussione centrale, a pompa o semiautomatiche a recupero di gas.

Purtroppo i suoi contributi non bastano a traghettare la neonata società attraverso i tempi cupi e burrascosi dell’economia del dopoguerra, ed a sanare i costi necessari a riprendere quelle attività lasciate in letargo negli anni della guerra.

Così la Marlin Firearms Corporation nel 1923 fallisce, e l'anno successivo i suoi beni, insieme ad un mutuo da 100.000 $, se li aggiudica con una (ed unica) offerta di 100 $ l'avvocato Frank Kenna Sr. al termine di una strana asta che ha come pubblico, oltre a Kenna, solo un botolo e qualche marmocchio curioso.

Swebilius deve fare un passo indietro, e ricominciare eseguendo lavori di progettazione per la Winchester Repeating Arms Company.

Anche gli affari della WRA non vanno per il meglio, tanto che nel 1931 questa per sopravvivere dovrà passare nelle mani della famiglia Olin. Gli ultimi brevetti di questa collaborazione verranno richiesti a nome di Swebilius per conto della Western Cartridge Company tra il 1938 ed il 1940 (ma i contenuti dei brevetti potrebbero essere antecedenti di qualche anno).

Verosimilmente consapevole della situazione, Carl Gustaf nel 1926 fonda, insieme a Gustave A. Beck (che più tardi gli cederà i suoi interessi nell’azienda), la High Standard Manufacturing Company, specializzata nella foratura profonda, di cui Swebilius conosce bene i segreti, attività necessaria non solo all’industria armiera per la produzione delle canne, ma anche a tutti quei settori dell’industria che hanno bisogno di fori di profondità superiore agli standard delle tipiche foratrici da officina.

 

 

 

Sul finire del 1932 rileva la ormai morente Hartford Arms Company, che produce una pistola a colpo singolo in calibro 22, ed una semiautomatica nello stesso calibro (e che con la nuova gestione verrà presto ribattezzata “modello B”), ed entra nella produzione di armi corte.
 

 

 

Pagina di un catalogo che raffigura il modello H-D Military. Oltre a 14000 esemplari del modello B, l'amministrazione militare acquistò 32000 esemplari del modello raffigurato con canna da 4" 1/2, e 2620 esemplari con canna da 6" 3/4 già investita in origine da un silenziatore con essa integrale. In aggiunta agli esemplari silenziati, altri con simili caratteristiche ne vennero ottenuti negli arsenali militari modificandone di nati con canna da 4" 1/2. Il modello H-D è immediatamente distinguibile dal modello B per la presenza del cane esterno, assente nel modello B, e per l'estremità dell'impugnatura, parallela all'asse della canna (nel modello B la stessa estremità è perpendicolare all'asse dell'impugnatura).

 
 

Le pistole High Standard verranno usate da agonisti di tutto il mondo: con una di esse, nel 1960, Bill McMillan vincerà la Medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Roma nella specialità della Pistola Automatica.

Ma Swebilius non smette di progettare: le sue richieste di oltre 60 brevetti (rilasciati in date successive) coprono un periodo che va dal 1913 al 1945, e fanno di lui uno dei maggiori inventori di armi degli Stati Uniti d’America.

In particolare, tra il 1940 ed il 1941 richiede il riconoscimento di alcuni brevetti (2342824, 2345077, 2365306, 2365307, 2303510) relativi all’arma che è il motivo occasionale di queste note.
 


 

Si tratta di un mitra che presenta diversi aspetti tecnicamente interessanti, disponibile nei calibri 45 ACP e  9 mm Parabellum, provata con successo ad Aberdeen nell'Agosto del 1940, ma i responsabili commerciali di Swebilius  non riescono a venderlo in patria, e per farlo all'estero stringono un accordo con un agente, Frank S. Jonas, che riceverà una provvigione del 10% sulle vendite effettuate nel periodo di un anno.

Jonas cerca di vendere l'arma, tra gli altri, al governo Olandese, che vorrebbe avere rassicurazioni ufficiali sul fatto che l'arma sia idonea ad un uso militare, ma che in mancanza di queste si tira indietro.

Non riuscendo ad ottenere di meglio, High Standard cede i diritti di fabbricazione a due membri della British Purchasing Commission (incaricata di procurare armi per il Regno Unito), tali Pope e Jackson (quest'ultimo ben introdotto nell'ambiente militare, facendone parte col grado di Colonnello) che insieme ad un certo Stewart Iglehart si affiancano alla United Defense Supply Corporation, ragione sociale priva di risorse proprie, ma supportata dal Governo statunitense, e delegata a far realizzare materiali d'armamento per nazioni di quello alleate o comunque "amiche".

Essi, forti di un rapporto tecnico realizzato, dietro richiesta di Jackson, dal Maggior Generale Henderson dell'Esercito Britannico, nel quale si garantisce la funzionalità dell'arma ai fini militari, interessano nuovamente le autorità Olandesi, con le quali si accordano per due forniture di armi in calibro 9 mm Parabellum, ognuna da 7500 pezzi, per un totale di 15000 armi.

Il contratto di fornitura viene firmato direttamente tra i rappresentanti olandesi e il produttore che United Defense Supply Corporation, essendo solo un intermediario, ha selezionato per la realizzazione delle armi, ovvero la Marlin Firearms, i cui destini si vengono ad incrociare nuovamente con quelli di Swebilius.

Siamo ormai a metà del 1941, ma a questo punto l'atteggiamento collaborativo di High Standard svanisce: United Defense non riesce ad ottenere da High Standard i disegni esecutivi dell'arma, ed anche quello che riceverà, dopo mesi di estenuanti riunioni, risulterà inutizzabile ai fini della produzione.

Il cambiamento di High Standard è improvviso, ed apparentemente incomprensibile: alla Ditta, infatti, come depositaria dei brevetti, verrebbe riconosciuto, a partire dal Maggio del 1941, e per ogni arma venduta, un importo pari al 17,5% del prezzo di vendita, compreso tra un minimo di 13,50 $ ed un massimo di 20,00 $.

La Ditta temporeggia perché nel frattempo sta realizzando dei prototipi in calibro 45 ACP, dato che lo Ordnance Department è direttamente interessato all'arma per la sostituzione del Thompson 1928A1?

O forse è vero che essa è troppo impegnata nella realizzazione delle mitragliere da .50" destinate al Regno Unito per poter curare altri progetti?

Di fatto Marlin Firearms si viene a trovare in grosse difficoltà: da un lato è costretta ad affrontare i costi di specifici studi di assemblaggio ed ingegnerizzazione dell'arma solo per arrivare a poterla produrre, dall'altro deve dare ad intendere all'Ispettore olandese che il controllo dei singoli componenti dell'arma e la loro intercambiabilità da lui richiesti non sono previsti dal contratto (e che quindi quei costi non possono essere addebitati a Marlin).

Il 12 Dicembre del 1941 si arriva ad un nuovo accordo tra Pope, Jackson, Iglehart, High Standard, United Defense e Dixwell Corporation, nel quale si ribadisce il diritto di United Defense di costruire e vendere l'arma, si riduce al 10% la percentuale sul prezzo di vendita dovuta a High Standard (comunque non inferiore a 7,50 $ per arma), ed infine si riconosce alla Dixwell Corporation un diritto di 1,00 $ per ogni arma prodotta, per assistenza nelle fasi di ingegnerizzazione ed assemblaggio.

Purtroppo è appena passato il giorno del 7 Dicembre 1941, e con quello l'attacco a Pearl Harbour. All'inizio del mese di Marzo del 1942 la battaglia delle Indie Olandesi si conclude con la caduta della capitale, Batavia, ed il Governo Olandese in esilio inizierà a pensare che di quei 15000 mitra che si è impegnato a pagare (e di cui non si vede ancora ombra) proprio non sa cosa farsene.

Alla fine del 1941 sono comunque pronti per la valutazioni dell'Ordnance Department anche alcuni prototipi in calibro 45 ACP, a su tali valutazioni avrà certamente peso anche il fattore economico.

Al tempo, infatti, il responsabile degli approvvigionamenti è quel Colonnello Renée Studler, noto per la sua gestione a dir poco personalistica dell'Ufficio di cui è responsabile (sarà lui ad imporre alla NATO, nel dopoguerra, la munizione 7,62x51), ma soprattutto per la sua indiscussa competenza.

E' lui personalmente a cercare di ridimensionare l'importanza degli intermediari attorno al tavolo delle trattative, questionando prima gli importi da riconoscere a High Standard, e poi la stessa presenza di United Defense (alla quale però Marlin Firearms è ormai troppo legata, essendo la sua struttura priva di esperti militari, e priva di risorse da dedicare alle negoziazioni con l'amministrazione miltare).

Non se ne fa nulla, forse anche perché nel Marzo del 1942 viene presentato il modello M1 del mitra Thompson, ed è possibile adottarlo ad Aprile, affiancandolo al modello 1928A1.

Non sono solo questi gli ostacoli che si mettono sulla strada della produzione dei mitra che l'Olanda si è impegnata a pagare: l'amministrazione militare statunitense ha assegnato al progetto un codice di priorità che non è quello massimo, e United Defense non riesce a ottenere una modifica dello stato delle cose. Non poter vantare un codice di priorità migliore comporta tutta una serie di conseguenze negative, come, ad esempio, doversi mettere in coda dietro chi può vantare un codice migliore nelle richieste di materie prime ai fornitori (e così un ordine di acciaio per realizzare le canne dell'arma, emesso nel Settembre del 1941, viene evaso solo nell'Aprile dell'anno successivo).

Nessuna meraviglia quindi se nel Marzo del 1942 non uno solo dei mitra è ancora riuscito a venir fuori dalle linee di produzione.

Ma in tempo di guerra c'è fame di armi come di pane, e lo Ordnance Department torna ad interessarsi all'arma, ne prova alcuni esemplari, fa abbassare la cadenza da poco meno di 900 a poco più di 700 colpi al minuto e riduce la capienza dei caricatori da 25 a 20 colpi, "inventando" contemporaneamente un caricatore da 40 colpi piuttosto particolare (ci ritorneremo su).

L'arma viene battezzata UDM '42, e finalmente la produzione inizia per davvero, forse anche perché la Commissione Olandese deve aver raggiunto un accordo con lo Ordnance Department per la cessione delle armi da questa a quello.

Cosa che puntualmente avviene nel Luglio del 1943, quando la Commissione Olandese paga le armi alla Marlin Firearms, per poi rivenderle attraverso United Defense all'amministrazione degli Stati Uniti d'America.
Il costo di produzione che Marlin ha sostenuto verrà determinato in 400.000 $.

Vediamone da vicino uno dei pochi esemplari che si trovano in circolazione (dove, ovviamente, essi possono circolare).

Qui sotto un dettaglio del lato destro della carcassa, o, meglio, del lower receiver, dalle pareti laterali piane, unito all'upper receiver cilindrico, alla cui sezione anteriore, di diametro minore, e nella quale sono ricavati i vani per l'alimentazione e l'espulsione, è fissata la canna.
 


 

 

Incidentalmente: i termini "upper" e "lower" non li ho presi a prestito dalle creazioni di Eugene Stoner, sono già presenti così come li ho riportati nei brevetti di Swebilius.

Per separare i due elementi è sufficiente, ad otturatore in posizione avanzata, far ruotare in basso la chiave incernierata nella parte anteriore del "lower receiver" (visibile subito dietro la sede a slitta del serbatoio a pacchetto), tirare in avanti lo "upper receiver" e sollevarlo, separando l'arma in due pezzi, per proseguire poi nello smontaggio da campo, o per trasportare più discretamente ed agevolmente l'arma.

Per motivi di tempo non ho potuto smontare questo esemplare, ma in questo file sono disponibili le immagini di una brochure informativa d'epoca dell'arma, che raffigurano chiaramente quel che non ho potuto fotografare.
 

 
 

Nell'immagine qui sopra la manetta di armamento è in posizione arretrata; prima di iniziare il tiro, andrebbe riportata in posizione avanzata, poiché essa non segue il moto dell'otturatore.

Qui sotto un ingrandimento della leva della sicura, che può assumere tre posizioni.
 

 
 
 
 
  Particolare interessante: se la leva è in posizione SAFE, arretrando l'otturatore la leva ruota sulla posizione SEMI-AUTO, e l'arma è pronta al fuoco, il che non è male per un'arma militare.

Visto che siamo in tema di ingrandimenti, passiamo ad esibire quello delle iscrizioni presenti sul lato sinistro dell'arma, che su tre righe indica la denominazione sociale della Ditta produttrice, dove si trova la sua Sede, ed infine il modello dell'arma, seguito dall'informazione che per l'arma è stato chiesto il riconoscimento di almeno un brevetto.
 

 
 
 
 
 

Solo richiesto, perché, come è facile verificare dagli allegati già citati, sebbene tutti e cinque i brevetti siano stati richiesti tra il 1940 ed il 1941, i quattro più importanti furono rilasciati solo diversi anni dopo, nel 1944.
 

 
 
 
 
 
Sul lato sinistro dell'arma è anche ben visibile un grosso bottone godronato, che fa pensare ad una vite da svitare a mano: altro non è che la manopola con cui regolare la posizione in altezza della diottra.

Nella foto a fianco la diottra è vista dal lato posteriore, per mettere in evidenza contemporaneamante il bottone di regolazione dell'alzo già menzionato, e quello di regolazione della posizione laterale della diottra, posto sul lato destro.

L'immagine che segue ritrae il vano di alimentazione (l'arma è priva di un bocchettone, essendo la funzione di guida del serbatoio affidata alla sede a slitta) nel quale, essendo l'otturatore arretrato, si intravede l'estremità dell'espulsore, incernierato anteriormente.

Dietro il vano di alimentazione è visibile la leva di ritegno del serbatoio.

Immediatamente davanti al vano c'è quella che sembra essere la cava per una linguetta a disco, e che forse lo è, ed è stata ricavata lì per assicurare una presa utile durante l'avvitamento della canna all'upper receiver.


 

 
 


 

 
 

Immediatamente davanti al sottocanna, che permette una salda impugnatura, la maglietta anteriore con la sua fascetta, componenti sui quali vale la pena di soffermarsi.
 

 
 


 

 
 

Essi non devono avere avuto un impatto significativo sul costo di produzione dell'intera arma, eppure ci si è sforzati di realizzarli con metodi ben diversi dalle costose fresature alle quali, peraltro, non si è rinunciato.
 

 
 


 

 
 

Qui sotto, a cinghia rimossa, un altro dettaglio.
 

 
 


 

 
 

Ecco la maglietta posteriore, realizzata con gli stessi metodi utilizzati per realizzare quella anteriore, che abbiamo appena visto.
 

 
 


 

 
 

Quindi il calciolo, con lo sportellino che chiude il vano del calcio.
 

 
 


 

 
 

Ed infine una foto non originale, ma molto diffusa in rete, necessaria per illustrare un componente che non ho potuto fotografare perché non accompagnava l'arma ritratta, ovvero il caricatore.

O, meglio, i caricatori.
 

 
 


 

 
 

Erano simili a quelli del Thompson, ma con questi non intercambiabili, avevano una capacità di 20 colpi.

Ma, uniti in coppie in fabbrica, come illustra la figura, realizzavano i caricatori da 40 colpi di cui si è già fatto cenno, e della cui effettiva efficacia si può discutere.

Parlando di caricatori, un'altra nota sul funzionamento dell'arma: a caricatore vuoto, si attiva un dispositivo di avviso di arma scarica, caratteristica non sempre presente in questa categoria di armi.
 

 

Una parte degli UDM'42 verrà utilizzata dallo OSS [2]; i rapporti indicano che un totale di 2405 esemplari venne paracadutata in Francia tra Gennaio ed Ottobre del 1944 per essere utilizzati in operazioni di resistenza.

Nel Maggio del 1944 il Colonnello Studler informa la Marlin Firearms che la maggior parte delle armi lanciate fino a quel momento è stata catturata dai tedeschi, e che pertanto difficilmente si arriverà a sottoscrivere un contratto per la fornitura di parti di ricambio.

La Marina Statunitense ne farà arrivare in Cina nel 1943.

Un rapporto dello Ordnance Department del Novembre del 1943 afferma l'arma è stata usata con successo in Africa.

Altre evidenze ne testimoniano, durante la Seconda Guerra Mondiale, l'uso in Italia, Belgio, Norvegia, Cecoslovacchia, nella penisola balcanica, sull'isola di Creta.
Nonché, ai giorni nostri, in Afghanistan.

In Indonesia le armi sono state a lungo dotazione delle locali forze di polizia, come testimonia la foto che segue; ma è appena il caso di ricordare che le armi, in quelle che erano al tempo Indie Orientali Olandesi, sono potute arrivare solo dopo l'invasione giapponese, e non prima (poiché prima... non esistevano!).

Nel Marzo del 1948 High Standard cede definitivamente a Marlin Firearms i diritti di fabbricazione dell'arma e di uso dei brevetti 2342824, 2345077, 2365306 e 2365307.

Si cercano clienti, Olanda ed Argentina sembrano interessate al progetto, che però non trova sbocchi e viene definitivamente archiviato nel 1952.

Carl Gustaf Swebilius muore il 18 Ottobre del 1948.

Nessuna delle sue invenzioni è oggi in produzione, ma il suo contributo ha lasciato un segno indelebile nella storia delle armi.

Anche con questa sua sfortunata creatura, che è stata accusata soprattutto di costare troppo; ma, se l'accusa fosse vera, abbiamo anche visto perché potrebbe esserlo.

Chi l'ha usata afferma che l'arma è affidabile, maneggevole ed istintiva nell'uso, molto precisa.

Forse, come molte altre volte è capitato al frutto dell'ingegno umano, ha avuto solo il torto di arrivare in un momento sbagliato.

Un motivo in più per non trascurarla, almeno qui.

 
 

Lunghezza

820 mm

Canna

279 mm, 6 righe destrorse

Peso

4,100 kg

Meccanica

Chiusura a massa, tiro selettivo, avvio ciclo ad otturatore aperto, percussione comandata dalla completa chiusura.

Serbatoio

20 colpi

Cadenza

750 colpi / minuto

Calibro

9 mm Parabellum

Velocità alla bocca

445 m/s (con palla da 115 grani)

 
 

Note

[1] La grafìa della residenza di C. E. A. Swebilius usata nel brevetto dell'aratro è leggermente diversa da quella usata altrove per indicare il nome della città natale di C. G. Swebilius, ma le diverse fonti indicano per le due città l'appartenenza alla stessa regione amministrativa.  Poiché, inoltre, in un autorevole atlante di non recente pubblicazione è presente solo uno dei due toponimi (scritto con la grafìa che ho riportato nel testo), mi ritengo nel giusto assumendo che in realtà essi si riferiscano sempre alla stessa città.
 

[1a] Un collezionista svedese mi segnala che i due Swebilius erano effettivamente parenti: C.EA. era il padre di C.G.!

 

[2] E' appena in caso di ricordare che lo "Office for Strategic Service" nasce il 13 Giugno del 1942 su ordine del Presidente degli USA Franklin D. Roosevelt: ciò noto, l'affermazione spesso riportata secondo la quale lo OSS avrebbe voluto, e spinto per lo sviluppo, di un'arma come lo UDM '42, dovrebbe essere rettificata dicendo che lo OSS, sempre a corto di armi, trovò disponibili gli UDM '42, e quelli usò. Il fatto che fossero camerati in 9 mm Parabellum, e quindi potessero sparare munizioni molto diffuse in Europa, fu solo una fortuita coincidenza (o un "side benefit", come direbbe uno statunitense).

 

Bibliografia

G. Antoni - UDM '42 Marlin - Diana Armi, n. 3, Marzo 1986

V. Balzi - UDM 42: un'arma per la resistenza - Diana Armi, n. 5, Maggio 1990

W. S. Brophy - Marlin Firearms: A History of the Guns and the Company That Made Them - Stackpole Books, Mechanicsburg, 1989

B. N. Canfield - U.S. Infantry Weapons od WW II - Andrew Mowbray Inc. Lincoln 1998

C. W. Pate - U.S. Handguns of WW II – The Secondary Pistols and Revolvers – Andrew Mowbray Inc., Lincoln, 1999

 

Siti Internet

http://www.histandard.info/